TFR in busta paga: quanto matura e dove va
Il trattamento di fine rapporto è una parte della retribuzione accantonata ogni mese e pagata quando il rapporto di lavoro finisce. Nel cedolino compare come quota del mese e totale maturato.
In breve: Il TFR non fa parte del netto del mese: ogni mese si accantona circa il 7,4% della “retribuzione utile” (la retribuzione annua divisa per 13,5), che viene pagato a fine rapporto o versato a un fondo pensione.
Che cosa significa retribuzione utile TFR
È la base su cui si calcola il TFR: comprende le somme pagate in modo non occasionale, come paga base, contingenza, scatti, superminimi e indennità fisse. Sono esclusi i rimborsi spese e, salvo diversa previsione del contratto collettivo, le somme occasionali.
Nel cedolino può comparire come “Retribuzione utile TFR” o “Imponibile TFR”. Non coincide necessariamente con l’imponibile contributivo o fiscale: sono basi diverse, calcolate con regole diverse.
Come si calcola la quota
Ogni anno matura una quota pari alla retribuzione annua utile divisa per 13,5. In pratica, ogni mese si accantona circa il 7,4% della retribuzione utile.
Esempio: con una retribuzione mensile di 2.000 € la quota TFR del mese è circa 148 € (2.000 ÷ 13,5).
- La “retribuzione utile” comprende le voci continuative previste dal contratto; il CCNL può escluderne alcune.
- Dalla quota viene sottratto lo 0,50% della retribuzione versato al fondo pensioni INPS, quindi l’importo effettivo è di poco più basso.
- Nel cedolino trovi di solito “Quota TFR mese”, “TFR anno” e “Fondo al 31/12”.
La rivalutazione
Il TFR lasciato in azienda viene rivalutato ogni anno dell’1,5% fisso più il 75% dell’aumento dei prezzi ISTAT. Sulla rivalutazione si paga un’imposta sostitutiva del 17%.
Dove va il TFR
Il lavoratore sceglie la destinazione entro 60 giorni dall’assunzione (per chi è stato assunto prima del 1° luglio 2026 il termine era di sei mesi):
- resta in azienda (nelle aziende più grandi viene versato al Fondo Tesoreria INPS, che lo gestisce per conto dell’azienda: l’obbligo riguarda le aziende con almeno 50 dipendenti e la legge di bilancio 2026 lo estende progressivamente);
- va a un fondo pensione complementare, dove viene investito e può beneficiare di una tassazione agevolata.
- Se il lavoratore non sceglie, il TFR viene destinato automaticamente al fondo pensione previsto dal contratto. Dal 1° luglio 2026 i neoassunti alla prima assunzione sono iscritti automaticamente, salvo rinuncia entro 60 giorni.
La scelta del fondo pensione non si può revocare: il TFR versato al fondo non torna in azienda. Chi lascia il TFR in azienda, invece, può aderire a un fondo in qualsiasi momento.
Quando viene pagato
Alla fine del rapporto di lavoro (dimissioni, licenziamento, scadenza del contratto, pensione). Dopo almeno 8 anni nella stessa azienda è possibile chiedere un anticipo per spese sanitarie o per l’acquisto della prima casa. Il TFR liquidato è soggetto a tassazione separata.
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Analizza il tuo cedolinoFonti
- Codice civile, art. 2120 (trattamento di fine rapporto)
- Legge 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, commi 755-756 (Fondo di Tesoreria)
- D.Lgs. 5 dicembre 2005, n. 252 (previdenza complementare)
- INPS – TFR a carico del Fondo di Tesoreria
Contenuto informativo: le regole possono variare in base al contratto e alla situazione personale. Per verifiche ufficiali rivolgiti a un consulente del lavoro, CAF o sindacato. Come lavoriamo.